Dal 12 al 17 marzo Teatro Menotti è stato sede di un evento eccezionale: il ritorno a Milano di Eugenio Barba e di alcuni degli storici attori del suo Odin Teatret, dopo ben 10 anni di assenza dalle scene cittadine. Questa è stata anche l’occasione per celebrare il 60esimo anniversario di Odin Teatret, attraverso un programma ricco di eventi: spettacoli, proiezioni di documentari, dimostrazioni di lavoro, masterclass.

L’evento clou è stato indubbiamente la conferenza di Eugenio Barba, sabato 16 marzo.

Dall’alto dei gradini che portano sulla scena, in piedi di fronte ad una platea gremita, uno dei più grandi riformatori e Maestri viventi del teatro mondiale ha fatto viaggiare tutti i presenti attraverso la narrazione della storia di Odin Teatret e la sua vicenda personale.

Eugenio Barba


I rocamboleschi “casi” della vita hanno portato Eugenio Barba dalla Puglia al nord Europa, per marcare profondamente e indelebilmente la storia del teatro.

Con un eloquio vivace e coinvolgente, Eugenio Barba ha incantato un pubblico folto, nel quale erano presenti i componenti del “popolo segreto” di Odin Teatret: coloro i quali sono stati segnati dall’esempio del più longevo ensemble teatrale della storia, e che continuano a seguirne le sue tracce, non per imitazione, ma per ispirazione.

Da un punto di vista personale confesso la grande emozione che ho provato ascoltando il ringraziamento di Eugenio Barba per essermi impegnata a riportare Odin Teatret A Milano dopo lunghi anni di assenza.


Il mio ringraziamento va a lui e agli straordinari attori di Odin Teatret per la gioia che il loro ritorno ha diffuso, e per aver portato ancora una volta un valore profondo, non solo per l’arte teatrale, ma anche all’arte di essere umani.

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AVE MARIA
La Morte si sente sola. Cerimonia per l’attrice María Cánep
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ODIN TEATRET

Con Julia Varley

Testo e regia Eugenio Barba

Assistente alla regia Pierangelo Pompa

Montaggio sonoro Jan Ferslev

Julia Varley

Un omaggio ad un’attrice e ad un’amica, da parte dell’attrice Julia Varley e del regista Eugenio Barba. Maria Cànepa, attrice cilena scomparsa nel 2006, rivive attraverso il personaggio di Mr Peanut indossato da Julia Varley: una morte più viva che mai che ci traghetta nel mondo dell’attrice, “presente in scena” attraverso un suo ritratto e la voce registrata. Una vera e propria cerimonia, evocativa e simbolica che riporta la vita esorcizzando la malinconia della morte.

Julia conosce l’attrice Maria Cànepa durante una tournée in Cile nel 1988: diventano amiche, e qualche anno più tardi, in occasione di un secondo viaggio in Cile, Julia intervista Maria sulla morte di Pablo Neruda e Salvador Allende: la sua voce resta impressa nella memoria di un’emozione.

Lo spettacolo “Ave Maria” nasce per tenerla viva; il processo di montaggio insieme ad Eugenio Barba alla regia è lungo, e attraversa diverse fasi che lasciano emergere materiali di diverse forme che alla fine confluiranno nel senso finale, emerso solo dopo alcune repliche: Ave Maria è una cerimonia per la morte di Maria Cànepa, ed una celebrazione della sua vita e della sua arte, officiata da un’attrice che ha la capacità di far parlare il corpo e comunicare oltre le parole.

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LA CASA DEL SORDO

ODIN TEATRET

Produzione Masakini Theatre, Nordisk Teaterlaboratorium / Odin Teatret
Testo Else Marie Laukvik, Eugenio Barba

Regia Eugenio Barba

Scenografia Else Marie Laukvik, Rina Skeel

Consulente scenografia Jan de Neergaard

Con Else Marie Laukvik, Rina Skeel, Ulrik Skeel

Assistente alla regia Rina Skeel

Else Marie Laukvik

Else Marie Laukvik, attrice fra i fondatori storici di Odin Teatret, interpreta Leocadia Zorilla, amante di Francisco Goya, intrecciando con le memorie della vita del pittore una narrazione immaginifica che dipinge attraverso immagini, corpo e voce momenti ed episodi determinanti di una vita intensa che ha attraversato alcune fra le tappe della storia più significative e dolorose.

Con grande presenza scenica, senso dell’umorismo e una giocosità innata Else Marie Laukvik, affiancata dai talentuosi Rina Skeel e Ulrik Skeel attraversa il palcoscenico disseminando dipinti di vita e d’arte, e raccontando così Goya, i suoi vizi, le sue virtù e l’esperienza della sordità e della decadenza fisica in un modo inedito, leggero e intenso al tempo stesso.

Il sottotitolo dello spettacolo è non a caso “Un capriccio teatrale”, con riferimento al genere artistico seicentesco di cui Goya fu uno degli esponenti: la traduzione in arte della fantasia dell’artista, che in questo caso viene rielaborata scenicamente dalla drammaturgia di Eugenio Barba ed Else Marie Laukvik, dalla regia di E. Barba e dalla performance degli attori in scena.

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TESTO, AZIONE, RELAZIONI”

Dimostrazione/Spettacolo

con Julia Varley e Tage Larsen

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Masterclass con Tage Larsen

Julia Varley e Tage Larsen

Julia Varley e Tage Larsen offrono al pubblico uno spaccato del lavoro di improvvisazione che sottende al processo di creazione degli spettacoli di Odin Teatret. Partendo dal testo dell’ Othello di William Shakespeare dimostrano come ci sia un’influenza reciproca, che va passo dopo passo a costruire lo score, la sequenza delle azioni.

Tutto il corpo partecipa, e anche quando si riduce la tensione, nel corpo permane il pensiero in azione.

Il testo viene montato insieme all’azione, composta di piccole sequenze ognuna delle quali traduce un sottotesto che potenzia il senso organico e l’autenticità delle parole.

Con le parole si gioca per plasmarle, rimescolarle, dare loro verità nella voce: il testo viene detto, per esempio, “come una bottiglia di champagne, o come l’acqua alta a San Marco”.

Le idee che poi prenderanno forma in scena nascono dal materiale concreto; l’informazione arriva da ciò che si fa, dall’azione, non viene cercata a freddo: dall’esterno potrebbe sembrare tutto molto astratto, ma per l’attore ha un senso logico.

La logica del testo è legata alla sincronicità fra quello che si fa e quello che si dice, che deve ridotto all’essenziale.

Nel corso della masterclass tenuta il 13 marzo Tage Larsen parla ai partecipanti dell’affinità del lavoro attoriale con quello dello scultore: entrambi lavorano ad una scultura.

“Voglio far danzare le statue in teatro”, afferma, intendendo dire che bisogna dare vita alle parole, far “ballare il testo”.

Per fare un profondo lavoro sul testo è necessario anche fare un lavoro sulla voce, e trovare il proprio radicamento con il corpo.

Ci si deve sempre chiedere: quali sono le azioni reali che posso compiere? Con occhi e orecchie sempre aperti verso il pubblico, al quale non deve essere lasciato tempo per pensare, incalzando con azioni compiute in una successione organica.

Il sottotesto silenzioso, la ricerca delle variazioni, l’attenzione al gesto che evita il rischio degli automatismi portano verità a quello che si offre sulla scena.

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La mia intervista a Eugenio Barba: Odin Teatret è una casa con le ruote

2 thoughts on “Odin Teatret a Milano. Un ritorno, tante promesse.”

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