Come è bella, la mia Montagna: ne ho già abbozzato il ritratto, raccontando dell’intensa camminata iniziatica dell’estate scorsa. Torno a parlarne, in occasione di quella festa gioiosa, e insieme un po’ struggente, che è il ritorno della primavera, che mi regala sempre emozioni contrastanti.
Ho avuto fin da piccola la fortuna di frequentare sia la Montagna che il Mare, apprendendo il loro linguaggio. La Montagna era accessibile per un tempo più prolungato, grazie alla mansarda ai piedi del Monte Rosa dove i miei genitori mi portavano durante le vacanze scolastiche. In estate, dopo un viaggio in un luogo di mare spesso all’estero, che mi permetteva di conoscere una parte del mondo, ci trasferivamo, a volte per un mese di tempo, in montagna.
La Montagna, oltre a essere un essere vivente pulsante, rappresenta un simbolo molto potente: la sua forma è quella di un triangolo iniziatico, con la base ancorata alla terra (sfera della manifestazione corporea), la cima che tocca il cielo ( regno del non-manifesto), e lo spazio intermedio dell’atmosfera che include il mondo della manifestazione sottile.
Ritroviamo la montagna nella tripartizione di corpo, anima e spirito che costituisce il microcosmo dell’uomo.
L’atto di scalare la montagna riveste un profondo significato interiore: l’essere umano passa dalla sua condizione abituale, che vede la sua esistenza svolgersi ai piedi della montagna, immerso nell’inconsapevolezza e nel caos, all’elevazione della sommità, che lo avvicina alla comprensione superiore, alla sua origine divina.
Anche la sola contemplazione della magnificenza della Montagna, che ci osserva con un sorriso imperturbabile dall’alto delle sue vette, porta ossigeno alla mente e allo spirito.
Quando sono in Italia, amo passare i giorni della Pasqua in montagna, in intimo contatto con il corpo della natura, di cui il mio corpo di essere umano è un frammento. Qui ho la possibilità di un incontro con gli esseri vegetali, animali e minerali che sono co-abitanti e compagni di questo meraviglioso pianeta che abitiamo: la Terra, madre dal ventre rotondo e accogliente.
La festa della Pasqua, come tutte le festività con radici pagane, racchiude profondi significati.
Il giorno di Pasqua cade subito dopo il plenilunio che succede all’equinozio di Primavera: la forza della Luna viene assorbita, e viene celebrata l‘Unione di Maschile e Femminile, racchiusa nel simbolo dell’Uovo. Il plenilunio e il sole nascente della primavera rappresentano allo stesso modo l’unione degli opposti che è necessario equilibrare.
Il tuorlo è il Maschile, l’albume il Femminile, e il guscio li avvolge entrambi.
Trovare l’espressione di questa unione è molto facile, in primavera: siamo circondati dai suoi frutti, i figli dell’abbraccio.
Osservare il mutamento delle stagioni e le cromie indossate dalla Montagna, è un vero godimento visivo. Ma è soprattutto l’anima, a trarne beneficio.
In questi giorni ho potuto osservare il colore verde tenero indossato dai primi alberi che avevano iniziato la “muta” primaverile, e allungavo lo sguardo coglievo la fioritura degli alberi di melo, con i delicati fiori dal caratteristico candore.

Lasciare riposare gli occhi sui boccioli ancora a riposo è un esercizio di meditazione, che aiuta a traslare l’immagine del corso della natura alla nostra vita, che ci chiede di rispettare i tempi di concepimento e maturazione necessari per ogni sua fase, per ogni nuova realizzazione.
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