Il ricordo di Procida mi accompagna dal momento in cui, qualche anno fa, l’ho salutata dal traghetto che mi riportava a Napoli, sulla terraferma. Un lungo tempo di incubazione è stato necessario, a quanto pare, per abbozzare un suo racconto, iniziato e rimasto inconcluso e in sospeso per lungo tempo.
Procida, la silente affacciata alla finestra
Procida, l’isola del piccolo Arturo affamato d’amore e di vita, che stringe forte nel palmo la sua isola perché almeno lei non le scivoli dal cuore. Elsa Morante ambientò qui il suo celebre e suggestivo romanzo L’isola di Arturo.

Difficile presentare Procida, schiva e restia alla socialità: Procida è l’isola per eccellenza.
Procida non lancia arpioni seducenti per ammaliare al primo sguardo chi arriva, via mare, dalla chiassosa Napoli chiacchierona.
Procida, gli sguardi dalle finestre, che si aprono e si chiudono silenziose come bisce acquatiche.
Procida, i colori di una scatola di pastelli rovesciati in un caos creativo sulle case basse e tozze come isolane d’altri tempi.
Procida che sprigiona una melodia struggente dalle onde del suo mare, come quella del film Il Postino, impreziosito dalla sontuosa e passionale poesia di Pablo Neruda.
Ho imparato ad abitare Procida, avvicinandola a piccoli passi, giorno dopo giorno.
Ho conosciuto le sue spiagge ritrose, dalle più minute strisce sabbiose alla lunga distesa del vello dorato della sabbia mediterranea, fino alla celebre Spiaggia del Postino (il Lido Annamaria), dove sono state girate alcune delle più celebri scene del film di Massimo Troisi, che si nasconde dietro le spalle di un piccolo cimitero isolano.
Scorci di Procida, la sua pelle dal colore screpolato
Procida ha la pelle bruciata dal sole e dalla vita vissuta, nella crosta dei muri variopinti delle case, nei volti degli isolani che si affacciano a finestre antiche e si incontrano nelle botteghe, nei fari fiammeggianti che indicano al mare la strada verso la terraferma.
Procida non è una rivista patinata, non è una donna appariscente. Procida non ammicca e non cerca di (com)piacere; le sue pagine sono quelle di un libro prezioso dimenticato da lungo tempo negli scaffali di una vecchia biblioteca: per chi vive distrattamente può suscitare la noia, ma per occhi attenti e curiosi è un richiamo irresistibile, che invita ad approfondire e arricchire il proprio bagaglio interno.
Procida e gli sguardi da(e)lle finestre
Impossibile fare finta di niente: gli sguardi agganciano silenziosamente, come sottili e invisibili esche che cercano di carpire informazioni sui forestieri che hanno l’audacia di attraversare il mare e mettere piede sull’isola.
Gli sguardi si proteggono schermandosi attraverso le cortine delle finestre, ma in un altro senso non hanno molta cura di non farsi scoprire; coltivano l’impertinenza caratteristica del meridione, che picca e allo stesso tempo ha il potere di aprire il cuore in una rivelazione improvvisa.
Procida e l’abbraccio stretto del mare
Il mare è Procida, Procida è il mare. Il loro abbraccio è stretto e convulso come quello di due freschi innamorati, ma non è sdolcinato. Procida è ruvida, malinconica, indipendente, selvatica, e così il suo mare, alter ego liquido ma fedele.
Procida non si visita per le delizie della villeggiatura di mare: il mare di Procida richiede occhi attenti, ascolto costante, curiosità profonda, disponibilità a mettere in discussione ogni pensiero e ogni idealizzazione, di se stessi e del mondo.
Procida si vive, che il tempo che ci concediamo di farlo sia lungo o breve non ha importanza.
Procida e gli altri abitanti
Il negoziante della coop di Piazza Olmo, ironico e loquace, che ogni giorno apre il suo piccolo ma rifornito negozio sulla piazzetta che attraverso una lunga passeggiata conduce verso il mare.
Nico, il proprietario dei confortevoli Gioia 13 Apartments, dove abbiamo affittato un bilocale con un patio riparato dal quale si respirava il soffio del mare. Nico abita parte dell’anno a Vilnius, tornando nella sua Procida per l’estate dei turisti e dei bagni in mare.
Gen Antonio, il cartolaio filosofo che dispensa massime di saggezza scritte nero su bianco con un gessetto sulla lavagnetta che espone all’ingresso della sua cartoleria.
La vicina di casa, una donna procidana che vive sull’isola insieme al marito. Ha un figlio e un nipote, la gioia del cuore di questa piccola signora, affabile e loquace, che ho conosciuto grazie alla piccola Macchia, una gattina chiacchierona ed affettuosa “che fa innamorare tutti”, dice la signora.
La gattina Macchia, che ha fatto la sua apparizione poco dopo il nostro arrivo a Procida, e con i suoi miagolii affettuosi ha allietato ogni nostro incontro, introducendosi con la sua dolce presenza nella casa abitata sull’isola.
La signora Rosa Lubrano, incontrata sulla spiaggia, ha condiviso un pezzo della sua esperienza di vita, conversando con la tipica verve partenopea.
https://www.facebook.com/spiaggiapozzovecchioIl signor Enzo Ambrosino, titolare del Lido Annamaria alla spiaggia del Pozzovecchio, più nota come “La spiaggia del Postino”, per essere stata prescelta per girare alcune fra le scene più rappresentative del film “Il Postino” di Massimo Troisi. Il signor Enzo racconta come una favola la storia del film, vantando frequentazioni “celebri” per il suo lido, testimoniate dalle molte fotografie e stralci di giornale messi in mostra nella struttura.
Il signor Roberto Gabriele dell’Associazione Vivara APS – Amici delle piccole isole, che promuove la conoscenza di Procida attraverso attività didattiche ed escursioni. Roberto è un appassionato e colto divulgatore dei temi naturalistici attraverso cui l’associazione mette in luce la preziosità di Procida e del suo territorio.
Il signore gentile incontrato in Piazza Olmo, che con l’occasione del fornire indicazioni ha trovato il tempo per intavolare una piacevole conversazione.
Il vigile solitario, che attende e dirige paziente il flusso dei pochi mezzi che percorrono le strette strade dell’isola. Grazie a lui abbiamo conosciuto anche un suo amico di passaggio, ex ufficiale di Marina che ha mostrato l’immagine di un se stesso giovane e promettente in divisa immacolata, sullo sfondo del mare e del cielo mediterranei.
Il bigliettaio del Museo La Casa di Graziella, dedicato alla protagonista del celebre romanzo di Alphonse De Lamartine, che narra una storia d’amore realmente vissuta dall’autore sull’isola di Procida.
La guida turistica e il taxista, incrociati un giorno per caso mentre esploravo gli angoli spigolosi dell’isola. In loro emergono la gentilezza, l’affabilità, e la passione, con la quale svolgono e raccontano il proprio lavoro sull’isola.
Procida si avvia a vivere un’esperienza inedita, per la sua natura schiva: indossare il titolo di Capitale Europea della Cultura nel 2022. Auspico che questi mesi non la stravolgano, e che resti sempre e comunque l’Isola, simbolo di un modo di essere che non si piega a nessuna lusinga né ad alcun compromesso.
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