Oggi è il Capodanno Amazigh, come mi ha ricordato il mio amico Abdou.


Ho avuto modo di conoscere il popolo Amazigh – meglio conosciuto con il nome di Berberi – durante i miei frequenti viaggi in Marocco.

Abdelhadi Azrhirh, filmmaker e insegnante di inglese, originario di Inezgane (Agadir)

“Amazigh”, significa “uomini liberi“: questa è la natura di un popolo che rientra fra le minoranze etniche del pianeta Terra, e che non si è mai assoggettato alla cultura dominante dei paesi del Maghreb che abita (il nord Africa, dal Marocco all’Egitto).

L’artista Aghulid nel suo spazio culturale di Tiznit, dove restaura antichi oggetti recuperati nelle case e nei mercati, e organizza un caffè letterario molto frequentato

Gli Amazigh sono i primi abitanti del Marocco, e rivendicano con orgoglio la loro cultura e la loro lingua tamazight (di origine camitica), che si esprime in una scrittura dai caratteri raffinati, inconfondibili.

Ahmed Lyadib, del Festival Cinema Et la Mer, indossa un cappello con il simbolo Amazigh

Tracce del popolo Amazigh si trovano anche nelle isole Canarie, che erano anticamente abitate dai Guanci, un popolo berbero.

Tracce del simbolo Amazigh a Tenerife (Isole Canarie)

La bandiera berbera – che racchiude la “Z” rossa del sangue di coloro che si sono sacrificati per il riconoscimento della cultura berbera – è stata infatti riconosciuta come bandiera ufficiale dal Congresso Mondiale Amazigh nel 1988 a Tafira (Gran Canaria).

Alcuni componenti dello staff del Festival Cinema et La Mer con la bandiera Amazigh, a Mirleft

Un ottimo modo per conoscere meglio la storia e la cultura del popolo Amazigh è fare una visita al Musée du Patrimoine Amazigh d’Agadir, ad Agadir, nel sud del Marocco.

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