Franco Battiato, fra gli artisti più rappresentativi della ricerca intrisa di spiritualità e conoscenza del profondo, negli anni ‘80 cantava i dervisci nel suo celebre brano Voglio vederti danzare: colto e sensibile, era riuscito a cogliere l’essenza di un fenomeno che per eccellenza rende l’arte canale di connessione con il divino.
I dervisci rotanti sono fra le espressioni più affascinanti della cultura islamica, e nel 2005 la loro danza rituale è stata dichiarata Patrimonio Unesco.
Fu il raffinatissimo poeta mistico Jalal al-Din Rumi a fondare nel XIII secolo l’ordine spirituale del sufismo Mevlevi, di cui i dervisci sono rappresentanti: come asceti praticano, insieme ad altri rituali, una meditazione in movimento che consiste in una rotazione costante sul proprio asse in senso antiorario, e si traduce in una danza ipnotica che evoca la figura di una spirale, simbolo sacro che simboleggia il ciclo continuo di dissoluzione e purificazione.
Ogni dettaglio esprime una parte del tutto di cui i dervisci sono espressione pulsante: la lunga veste bianca che indossano, e che si apre gonfiandosi come la corolla di un candido fiore durante la danza, simboleggia il sudario, il mantello nero di cui i dervisci si spogliano prima di lanciarsi nel processo della trance in movimento (sema) è simbolo della lapide dell’ego, mentre il copricapo conico che indossano ne è la pietra tombale.
Durante la cerimonia della rotazione danzata i dervisci rivolgono il palmo della mano destra verso l’alto, a ricevere l’energia divina, che si scarica attraverso il palmo della mano sinistra rivolta verso terra, e infine, al termine di ogni ciclo di danza si flettono in un inchino, espressione di sottomissione al divino.
Come abbiamo potuto osservare durante l’evento inserito nella rassegna di fine estate “La città senza porte” organizzata da Teatro Menotti nella suggestiva cornice della Cascina Carpana di Milano, la danza dei dervisci rotanti segue un rituale ben preciso, che si ripete ciclicamente: lo sceicco della loggia (che indossa una lunga giacca di lana simbolo della legge islamica) è colui che introduce e dà avvio al processo; ogni derviscio si rivolge a lui con gesti rituali, ricevendo una sorte di autorizzazione a iniziare la danza rotante. Il rituale si ripete, accompagnato dalla musica mistica dell’Istanbul Historical Turkish Music Ensemble.

(ph.:Gaia Diana Dalia Gulizia) 
(ph.:Gaia Diana Dalia Gulizia)

(ph.: Gaia Diana Dalia Gulizia) 
(ph.: Gaia Diana Dalia Gulizia)
Assistere alla danza dei dervisci rotanti è un’esperienza da vivere in un necessario silenzio interiore, uno spazio pulito per accogliere la fragranza dell’assoluto.
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