Giorgio Gallavotti è una delle persone che più ammiro, per la sua grande umanità e per l’ispirazione che porta attraverso il suo progetto di vita realizzato: il Museo del Bottone di Santarcangelo di Romagna, che ogni anno accoglie numerosissimi visitatori da tutta Italia e dal mondo. Il Museo è luogo di meraviglie e di Incontri, e Giorgio ne è l’anima pulsante da sempre e per sempre.
Ho raggiunto Giorgio Gallavotti al telefono per una chiacchierata di aggiornamento sulle novità del Museo del Bottone, e perché possa condividere, attraverso la sua esperienza di vita, l’esempio di un Progetto realizzato che continua a portare arricchimento a tutti coloro che ne attraversano le sale.
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Ciao Giorgio, ben ritrovato. Come vanno le attività al Museo del Bottone, dopo la lunga chiusura?
Io non ci sono più al Museo, ci sono i ragazzi che tengono aperto. Naturalmente gli orari sono molto più ridotti di quando c’ero io: io c’ero tutti i giorni, mattina pomeriggio e sera, lo tenevo sempre aperto. Però il museo funziona regolarmente. Questa estate siamo stati aperti anche la sera, tutte le sere, il sabato e i giorni festivi, la mattina e il pomeriggio. Adesso facciamo gli orari invernali: siamo aperti il sabato e i festivi 9-12 / 14.50-18.30.

Quindi il museo è ripartito con grande slancio.
Sì, ci sono gli studenti e la signora Rita Nicolini, che è oltre dieci anni che è con me, e quindi il museo va avanti tranquillamente.

A proposito della regina Elisabetta: le avevo scritto per chiederle un bottone. Mi ha scritto, e mi ha detto che non mi poteva mandare il bottone, perché non si può accontentare tutti, in quanto le richieste di un ricordo della regina sono tantissime. Quindi io ho la lettera, ma non ho il bottone. Però ho un quadro con un bottone con l’immagine della regina Elisabetta: il bottone dell’esercito della seconda guerra mondiale inglese, e uno degli stemmi della regina Elisabetta; questo stemma è uguale allo stemma del bottone che ho in mostra.
A quando risalgono la lettera e il bottone?
Allora, nel ‘77 sono arrivati i bottoni di papa Francesco: ho fatto una riflessione, ho detto abbiamo il bottone di papa Francesco, siamo arrivati in paradiso! Abbiamo anche il bottone degli astronauti, e adesso per andare avanti come si fa? Più di così…mi sa che siamo arrivati in fondo. Mi è venuta in mente la regina: nella seconda parte del 2017 sono arrivati la lettera e il quadro, io le ho mandato un quadro uguale a quello, più in alto c’è scritto “Museo del bottone, Italia” e ho messo un bottone bianco rosso e verde. Questo è un quadro che le ho mandato io, che adesso è a Buckingham Palace.
Sei arrivato ovunque, e il mondo è arrivato da te! Il Museo sarebbe da visitare tante volte, perché ci sono tesori nascosti e tante storie….la tua narrazione è sempre unica.
Sì, ma anche i ragazzi che ci sono adesso raccontano tutte le storie come le racconto io.
Hai formato tu i ragazzi?
Sì, li ho formati io. Sono venuti, e hanno cominciato da zero: sono molto volenterosi e appassionati, perché la storia dell’umanità raccontata dai bottoni appassiona tantissimo.
Tu comunque sei ineguagliabile, lo pensiamo tutti noi che ti conosciamo.
Grazie. Certo, io ci metto sempre qualcosina in più.

Quali sono gli ultimi bottoni arrivati?
Gli ultimi bottoni sono arrivati dal Museo del Bottone della Patagonia, che ha inaugurato nel 2017. Ci sono quattro sale, e una sala è stata intitolata a me. La fondatrice Mirta Palandri il mese scorso era in Italia. Ci siamo incontrati in un bar e abbiamo parlato un’oretta insieme, e mi ha portato quattro bottoni dell’Argentina di fine ‘800.
Volevo infatti chiederti degli incontri con chi ti considera un Maestro: la ragazza che ha scritto la sua tesi di laurea sul Museo del Bottone, e la fondatrice del Museo del Bottone della Patagonia, che ha intitolato una sala a tuo nome.
Le ho fatto da maestro io, è venuta tre volte prima dell’inaugurazione, è stata sempre un giorno o anche due giorni con me: abbiamo parlato di tutto e di più, e poi lei ha aperto questo museo su quello che io le ho insegnato e quello che lei ha visto al mio museo.
C’era già il progetto di un museo del bottone, oppure l’idea è nata visitando il tuo museo?
Lei ha ereditato da un nonno di Modena – perché è di origine italiana – 22.000 bottoni della sua collezione: era un produttore di bottoni. Quindi quando si è trovata con tutti questi bottoni, e sapendo che a Santarcangelo c’era il museo del Bottone, è venuta la prima volta ed era molto timida, ma poi la timidezza è sparita (ride)….
Con te è facile sentirsi a proprio agio!
(Ride)…abbiamo cominciato a discutere: come si fa, come non si fa….come si cuciono i bottoni per farli vedere bene, e così di seguito. Tutte cose che di mano in mano le ho insegnato.
Qual è il nome ufficiale del museo del Bottone in Patagonia?
“Museo del Botòn”.
In quale zona della Patagonia si trova esattamente il museo?
A Neuquén, a 1950 km da Buenos Aires, proprio nel fondo della Patagonia. E’ molto gettonato, e lei è molto contenta della gente che va a visitarlo. Me lo scrive sempre…ci sentiamo continuamente.
Quando ha dei bottoni nuovi mi manda le fotografie, perché io le devo fare poi la perizia, per l’epoca dei bottoni.
Sei preziosissimo anche per il museo del Bottone in Patagonia!
Altri invece sono venuti da Panama: anche lì c’è il Museo del Bottone, si chiama “Bottone Destro”.
Come mai questo nome?
Ah, non lo so. Probabilmente è il cognome della persona che ha messo su questo museo….anche lui è figlio di italiani, di veneziani.
Quando è stato aperto?
Sarà stato aperto due anni fa, tre anni fa al massimo. Anche questo (museo) è giovane.
Come è arrivata a te la ragazza che ha scritto la tesi di laurea sul museo del Bottone?
Abbiamo tredici tesi sul Museo del Bottone. La prima ragazza era di Cesena, studiava all’Università della moda di Rimini, era nel 1994/95: il museo era agli albori allora, al museo topografico mi avevano dato una sala per creare questo museo che è stato su quattro mesi; in questi quattro mesi questa ragazza ha fatto lo stage e poi ha dato la tesi. E’ rimasta molto molto contenta.
E’ molto bello che siano state scritte numerose tesi di laurea sul museo del Bottone: tu hai una copia di ognuna?
Sì, ho tutte le tredici tesi, nella biblioteca del museo, perché abbiamo una biblioteca molto piena, di libri che parlano dei bottoni, delle tesi….c’è anche tutta la rassegna stampa. Ci sono sei volumi grossi, e altri di rassegna stampa, da tutto il mondo.
Come hanno iniziato ad arrivare le persone dall’estero? Sono turisti che visitano Santarcangelo di Romagna?
All’inizio erano turisti che venivano in vacanza da queste parti, a Rimini: a Santarcangelo abbiamo un ristorante che si chiama “Sangiovese” che è conosciuto in tutto il mondo. Vengono a mangiare al Sangiovese, poi fanno il giro del paese alto e si trovano il museo di fronte, e io gli faccio la visita in italiano, francese, tedesco e russo.
Parli tutte queste lingue?
Non è che le parlo: riesco a fare la guida in queste lingue. In russo faccio solo la guida, francese e tedesco invece le so abbastanza bene, e riesco anche a fare la presentazione fuori prima di farle entrare.

Complimenti! Si scoprono sempre tuoi nuovi talenti!
(ride).
So che hai anche scritto un libro sulla tua vita e sul Museo del Bottone: quali sono gli episodi più significativi che racconteresti, e quali sono i suggerimenti che daresti a chi volesse prendere esempio da te per seguire la propria passione e farla diventare una Missione di vita?
Faccio fatica a fare questo discorso per la Missione di vita di gente nuova…perché io non ci sono più, al museo, e non posso nemmeno andare su perché ci sono 23 gradini abbastanza alti…
Puoi comunque trasmettere degli insegnamenti che nascono dalla tua esperienza, così ricca e significativa…
Io ho scritto i libri: se comprano i libri vedono quello che c’è scritto in quei libri, che possono tirare fuori la passione, perché sono stati scritti con passione.
Tu hai seguito il tuo intuito, che ti portava ad andare nella direzione giusta per te…che di conseguenza diventa qualcosa di utile anche per gli altri.
Quando seguiamo la guida della nostra voce interiore, e realizziamo ciò che ci appassiona come hai fatto tu, riusciamo di conseguenza a essere utili anche agli altri: sei d’accordo?
Sì, sono d’accordo. Naturalmente c’è parecchia gente che mi chiama e vuole sapere molte cose. Mi fanno domande, e io regolarmente rispondo a tutti.
Quando ho scritto il libro sul Museo del Bottone l’ho fatto con la passione che ho. Ho cercato di creare dei libri con una suspense, che invitano continuamente ad andare avanti, e arrivare alla fine.
Adesso c’è da pubblicare un altro libro: “Famiglia, bottoni e viaggi”.

Una vita avventurosa, la tua!
Sì, perché io ho anche girato parecchio il mondo: sono stato a Capo Nord, nell’America dell’Est, New York, Washington, Philadelphia. Le cascate del Niagara dalla parte del Canada e dell’America, in crociera nelle isole greche e sul Nilo, in Egitto….e poi le capitali dell’Europa, le abbiamo visitate tutte.A Washington ho trovato delle cose che servivano per il mio museo, allora le ho fotografate, e le racconto.
Hai portato anche dei bottoni dai tuoi viaggi?
Ho comperato pochi bottoni. Li ho comperati a Capo Nord, delle agganciature dei bottoni; io viaggiavo per conoscere il mondo, non per i bottoni. Poi se capitava qualcosa…ma non perdevo tempo a cercare i bottoni.
Ho stampato due libri, uno è alla settima e l’altro alla decima edizione, mille copie ogni volta.
Io ho il tuo bellissimo libro sui bottoni…
Al museo si vendono, quei libri. Quando c’è gente, uno due tre libri si vendono sempre.
In dodici anni si sono venduti tanti libri.
Raccontaci qualcosa dell’attività con l’Associazione dei Piccoli Musei d’Italia.
Siamo un po’ in crisi. In questo mese di settembre ci sarà una giornata nazionale dell’Associazione dei Piccoli Musei: si entra in tutti i piccoli musei gratuitamente, e si esce con un dono ricevuto dal museo. Io tutti gli anni facevo una sorpresa, per esempio per la terza giornata nazionale dei piccoli musei ho portato una bottiglietta alta 15 centimetri, e ho stampato il profilo di Sant’Arcangelo, con scritto Associazione Nazionale dei Piccoli Musei. Sul tappo ho messo un bastoncino in argento con attaccati tre bottoni, bianchi rossi e verdi. Ha avuto un successo enorme.
Il segreto dei bottoni di vetro, che sono divisi in due tipi nel tempo: quelli fino al 1920 e dal 1920 in avanti, perché quelli dal 1920 in avanti il rovescio – perché l’età dei bottoni si riconosce dal rovescio, dal gancio – hanno una struttura completamente diversa da quella che era prima del 1920. E poi dal tipo di gancio di metallo capisci se sono del ‘700, del ‘500 o del ‘600 e via di seguito.
Come hai imparato tutto questo?
Eh, la passione! E ho avuto un maestro bravissimo, si chiamava Romano Goni, aveva due fabbriche di bottoni e una collezione immensa: 100.000 bottoni antichi.
Adesso stanno facendo una mostra, mi avevano invitato all’inaugurazione, a Collecchio vicino a Parma. Avevano piacere, perché dopo Romano Goni ci sono io a conoscere i bottoni come li conosco.
Da dove arrivava questa collezione così importante?
Lui partiva, andava in Francia e acquistava collezioni intere. Un bottone in oro grosso come un pugno. Aveva bottoni molto vecchi, del 300, del 400.
Strepitosa.
Quanta influenza hanno avuto i rapporti con le persone per la vita del museo, e di conseguenza per te?
Io ho vissuto per il museo, quindi le persone che sono venute….si chiacchiera, e io poi prendo tutto quello che loro dicono, se è inerente al museo.
Romano Goni per esempio mi ha illustrato tantissime cose, mi ha insegnato tanto: è uno dei maestri principali, per tutti noi collezionisti di bottoni.
Come vi siete conosciuti?
Attraverso il C.I.B, “Collezionisti italiani bottoni”; a Firenze ho fondato insieme ad altri collezionisti questo club di collezionisti italiani bottoni: è venuto anche lui, e ogni volta che veniva portava un mezzo baule di bottoni antichi. Ce li mostrava e ci insegnava tutto; io con la mia passione ricordavo tutte le parole che diceva, e quindi sono riuscito ad immagazzinare tanta cultura del bottone.
Quindi tu trai sempre spunti utili, sia quando sei tu ad apprendere, che quando trasmetti ad altri.
Cerco di stimolarli, però ci vorrebbero i bottoni in mano per riuscire a fare capire determinate cose.
Non hai mai avuto nessun dubbio in merito al portare avanti la tua attività con i bottoni?
No! Nessun dubbio, anzi…ho lottato, ci ho messo diciassette anni a creare il Museo del Bottone.
Ho iniziato negli anni ‘80, la prima mostra l’ho fatta nel 11 novembre del 1991: sono passati diciassette anni. Un sindaco mi ha detto: “Sai Giorgio che nessuno è profeta in patria?” e mi ha convinto a fare da solo.
Una persona è felice quando è in pace con se stessa. E io sono in pace con me stesso.
Questo è un grande insegnamento. Sei incarnazione di espressione totale di un talento e attraverso ciò che viene donato.
Non raccontare delle balle, non agire male o parlare male delle persone…
Parlare con te Giorgio, oltre ad essere piacevole è sempre di insegnamento. Grazie davvero.

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Ecco la precedente intervista “Di bottoni e gentilezza” con Giorgio Gallavotti e l’ articolo sul Museo del Bottone
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Per restare aggiornati sulle attività del Museo del Bottone di Santarcangelo di Romagna potete visitare il sito web ufficiale.
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