Andrée Ruth Shammah ha curato la regia dello spettacolo tratto dal racconto autobiografico di Joseph RothLa leggenda del Santo Bevitore”, andato in scena al Teatro Franco Parenti di Milano dal 16 novembre al 6 dicembre.


Un intenso Carlo Cecchi, fra i nomi più rappresentativi del teatro italiano di tradizione, ha dato corpo e voce alla figura di Andreas Kartak, un clochard parigino che un giorno riceve inaspettatamente in dono una somma di denaro da un uomo che in questo modo intende rendere grazie a Santa Teresa di Lisieux per una grazia ricevuta.

In un café parigino Kartak narra in terza persona la vicenda che lo ha reso protagonista di una lunga serie di accadimenti scaturiti da quel dono, che il clochard aveva promesso come punto d’onore di restituire facendo un’offerta in una chiesa dedicata a Santa Teresa di Lisieux.

Carlo Cecchi (© Teatro Franco Parenti)


Fuori dalle finestre occhieggia silenzioso l’inverno, mentre la voce roca di Carlo Cecchi / Andreas Kartak  lascia fluire le parole, in un flashback narrativo che riesce a tratteggiare  nitidi fotogrammi nella mente di chi ascolta.
L’intera vicenda è una straordinaria rappresentazione del teatro della vita, fatto di incroci e incontri, ognuno dei quali è foriero di nuove opportunità e inaspettati risvolti che mai arrivano “a caso”. Incontriamo, grazie alla narrazione, le persone che Kartak incontra sulla sua strada, ognuna delle quali gli offre inconsapevolmente un’opportunità di riscatto o una prova da affrontare per la sua crescita umana.


L’allestimento di Gianmaurizio Fercioni, con gli inserti visivi di Lucio Scarzella e Vinicio Bordin, è essenziale e suggestivo, la regia asciutta ed incisiva, l’interpretazione di Cecchi coinvolgente al punto che abbiamo la sensazione di essere seduti in ascolto di fronte a lui, sorseggiando un punch nel freddo di un inverno parigino e osservando nei suoi occhi lo snodarsi dei ricordi di Andreas Kartak, “Santo Bevitore” archetipo della condizione umana, fra cadute e risalite nel gioco ciclico del vivere.

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di Joseph Roth
adattamento e regia Andrée Ruth Shammah
con Carlo Cecchi
e con Claudia Grassi e Giovanni Lucini
spazio scenico disegnato da Gianmaurizio Fercioni
con le suggestioni visive di Luca Scarzella e Vinicio Bordin
luci Marcello Jazzetti
costumi Barbara Petrecca

produzione Teatro Franco Parenti

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