Daniel Lumera ci ha di nuovo invitati a condividere un momento evolutivo, approfondendo in questa occasione uno dei temi portanti della vita di ogni essere umano: quello che ha a che vedere con la nostra più profonda Vocazione, di cui Lumera tratta nel suo nuovo libro Scegli la tua vita – Vocazione, significato, talento: come trovarli dentro di sé.

In una sala gremita poco fuori Bologna, avvolta in una luce blu che evoca il loto simbolo della conoscenza spirituale, ascoltiamo Daniel Lumera e i suoi ospiti, praticando insieme e con le persone presenti insieme a noi, creando un campo morfico nel quale abbiamo l’opportunità di piantare i semi del Compito per il quale siamo venuti alla luce, l’Opera che siamo chiamati a compiere nel mondo, in questa vita.
Cosa vuole la vita da me?
Questa domanda fa la differenza rispetto al chiedersi cosa noi vogliamo dalla vita: la personalità potrebbe infatti ingannarsi, rispetto a ciò che è il nostro vero svadharma, l’azione che scaturisce a contatto con la nostra natura autentica, senza attaccamento a quelli che saranno o potrebbero essere i frutti.
Mi affascina molto pensare a quello che Daniel Lumera definisce “il sigillo del nostro Essere”: lo visualizzo come una scintilla luminosa, sempre viva nello spazio interiore di ognuno di noi, pronta ad affiorare da tutti i nostri pori e a lasciarsi respirare da chi incrocia il nostro Cammino.
Ci vuole coraggio, per tornare al nostro “sentire nudo”, e scegliere di essere se stessi, nel senso più autentico del termine. Ci vuole ancora più coraggio per mostrarsi nudi nella propria vulnerabile autenticità. Si rende necessaria anche una certa dose di consapevolezza e un Intento forte, perché (citando il contenuto di un’altra preziosa opera di Daniel Lumera) la via dell’autorealizzazione dei Patra – termine sanscrito che si riferisce alla ciotola che il monaco porta con sé per mangiare, impegnandosi a prendersene cura perché si mantenga integra, e affidando il resto alla Vita – passa attraverso la ricomposizione delle parti di sé frammentate nel corso della vita adulta, quelle ferite che rendono così doloroso esporsi senza indossare maschere protettive.
Attraversare le prove iniziatiche che la vita ci pone di fronte con coraggio, ovvero affrontando la paura e il rischio di cadere, conduce sempre più prossimi al nostro svadharma e allo shimei, lo scopo di vita unico con cui siamo nati in questa dimensione.
Ascolto le storie degli ospiti (Federico Favot, storyteller esperto di IA generativa co-fondatore di Prompt Design, Davide Francesco Sada, co-fondatore di Moneysurfers, e Fabio Brescacin, presidente di Naturasì), che con umile semplicità ammettono di essere ancora in cammino verso il nucleo centrale del proprio Essere, nonostante dall’esterno possano aver realizzato una vita appagante, e rifletto su ciò che ho sempre sentito, e che Daniel Lumera conferma con le sue parole: le persone “realizzate” non sono quelle che hanno raggiunto un illusorio successo, ma coloro che sono riuscite a vivere con integrità e pienezza la vita che davvero appartiene loro: sono coloro che hanno ricontattato la propria Essenza originaria e incontaminata, la stessa che riluce negli sguardi dei bambini, e di chi è rimasto in contatto con il proprio bambino interiore.
Mi connetto con il respiro collettivo che avvolge la stanza dove numerose anime si sono riunite con l’Intento di coltivare il proprio giardino interiore e spanderne il profumo lungo il proprio Cammino. Accarezzo il cuore dell’amica che sta al mio fianco, e lascio che lei faccia lo stesso con me, mentre tutti diveniamo parte di un rituale collettivo di amore e riconoscimento, e sento quanto sia importante accogliersi e accogliere l’altro, nella sua (im)perfetta unicità.
Se ognuno di noi porterà il frutto della propria Vocazione nel mondo, accettando la chiamata della propria voce unica, il mondo potrebbe assumere un colore nuovo.
Chi volesse approfondire il tema del seminario condotto da Daniel Lumera può acquistare una copia del suo ultimo libro Scegli la tua vita – Vocazione, significato, talento: come trovarli dentro di sé.
L’invito è a leggerlo, e soprattutto, metterlo in pratica nella propria vita. Per il bene della propria vita, e di quella di coloro che ci circondano.
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