Nelson Jarat, fra i fondatori, insieme al Maestro Enrique Vargas, del Teatro de los Sentidos, ha presentato al Teatro del Polvorìn di Barcellona un suo spettacolo, insolito e particolare come tutte le opere della compagnia creata in Colombia da Enrique Vargas.

Come sempre, per avere accesso allo spazio dove accadrà la magia dell’incanto, dobbiamo attendere, sostando nel piccolo e accogliente Café de los Sentidos, di essere chiamati e condotti.

L’ingresso del Teatro del Polvorin a Montjuic

Entriamo nella piccola sala buia, e due creature simili a meduse si muovono sinuosamente fra le mani di Nelson Jarat, che così ci accoglie, creando magia.

La locandina dello spettacolo

Dopo questa introduzione in modo confidenziale e sorridente, come fossimo fra amici.

Parliamo di sogni, quelli che tutti coltiviamo, dichiaratamente o meno: Nelson invita a sognare in grande, a non porsi limiti, esplorando più in profondità, strato dopo strato, il nucleo più autentico del nostro desiderare, del “fissare le stelle” in senso letterale e figurato.

Nelson Jarat confida i suoi sogni di ragazzo in Colombia, mostrando la miniatura di un piccolo mondo che racchiude le stanze della memoria, e poi fa faville, trasformandosi in cantante dalla folta chioma, dimostrando che i sogni non conoscono imbarazzo, che devono essere lasciati volare, spalancando la gabbia nella quale spesso li rinchiudiamo, per pudore o poca fiducia, in noi stessi e nel mondo.

Per comprendere quali sono i nostri sogni, è importante conoscere noi stessi, instaurare un dialogo a tu per tu con l’anima che abita il corpo; come è da tradizione del Teatro de los Sentidos, questa conoscenza può avvenire attraverso il canale dei sensi, e anche in questa occasione arriva il momento nel quale i “viaggiatori” cavalcano questo potente veicolo, lasciandosi coinvolgere attivamente.

Il telo nero alle spalle di Nelson cade, rivelando un piccolo universo di memorie e profumi che evocano volti, lettere, accadimenti privati che ci coinvolgono anche se non ne siamo stati parte, per via di quell’invisibile, sottile ma potente filo che unisce gli esseri umani gli uni agli altri, attraverso il tempo e lo spazio, creando l’inconscio collettivo su cui Gustav Jung ha a lungo dissertato.

Siamo invitati ad alzarci dai nostri posti, uscire dalla zona del nostro comfort e metterci in gioco, giocando, come è da tradizione, ancora una volta, del Teatro de los Sentidos: ci avviciniamo a quei piccoli altarini cuciti uno per uno sul grande telo bianco sul quale sono disseminate essenze, lettere profumate, fotografie d’epoca di volti cari a qualcuno, oggetti d’uso quotidiano di un tempo che fu e che c’è ancora, frammenti di erbe e fiori che sprigionano, insieme al loro aroma, memorie vive o sopite.

Siamo invitati a scegliere il nostro profumo, quello che ci chiama e richiama qualcosa in noi, e che ci spinge poi a scrivere su un foglietto bianco il nostro sogno, unico e peculiare.

Lo riponiamo in questo piccolo mondo che sussurra sogni, affidandolo ad un rito di protezione di cui Nelson si fa officiante.

Usciamo un po’ storditi, come quando si balla il valzer, e con un nuovo promemoria per coltivare la serenità, portato da un adagio giapponese che dice: “Las abejas pican los rostros tristes” (“Le api pungono i volti tristi”).

Nel dubbio, sarà meglio seguirlo.

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Qui trovate l’agenda dei prossimi appuntamenti al Teatro de los Sentidos di Barcellona

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