Roberto Brivio, attore, autore, cantante, cabarettista e chansonnier, storico membro dei Gufi, si può definire in estrema sintesi un Artista del sorriso.

Roberto Brivio ha rappresentato molto per me, e sicuramente è un sentimento condiviso da tutti coloro che hanno avuto la fortuna di stare al suo fianco, come allievi, collaboratori, amici.
La notizia della sua partenza mi ha scossa, lasciando affiorare i ricordi come ciottoli di mare sull’arena, dopo l’alta marea.
Tanto è stato scritto su di lui, molti articoli circolano adesso che ha lasciato questa dimensione. Io vorrei invece raccontare la mia esperienza personale con Roberto uomo e artista.

Ho trascorso in compagnia di Roberto, insieme ad un gruppo di compagni di studio e poi di lavoro (dei quali oggi molti sono teatranti e uomini e donne di cultura), alcuni anni della mia fiduciosa e romantica prima giovinezza.
Grazie a Roberto ho frequentato una vera e propria accademia teatrale, che a differenza di quelle più note e istituzionali poteva vantare la particolarità di essere permeata dallo spirito del cabaret. Studiavamo, e ci divertivamo anche tanto insieme; giorno dopo giorno, mattone su mattone, costruivamo una casa dell’Anima che è rimasta sempre abitata dalla vibrazione delle emozioni vissute insieme.
I nostri insegnanti, insieme a Roberto Brivio, erano nomi illustri dell’arte scenica: Maria Brivio, Riccardo Mazzarella, Arturo Testa, Tata Wilder, Roberto Carusi, Roberto Negri. Roberto ha inoltre sempre coinvolto i membri della sua famiglia, tutti artisti e operatori delle arti sceniche, nelle sue produzioni teatrali: così abbiamo avuto il piacere di condividere il palco con Grazia Maria Raimondi in arte Betty, moglie di Roberto e sua spumeggiante partner di scena di tutta la vita, e Federika, sua figlia e ottima attrice.
Quasi ogni giorno condividevamo la nostra casa teatrale, compattandoci in Famiglia, dando vita a rapporti di diversa intensità che si sono sviluppati nel tempo, o in alcuni casi, sono rimasti inquilini di quell’epoca.
Intanto portavamo i nostri passi più o meno esperti sulle tavole odorose di magia del palcoscenico, con la guida bonaria ma ferma di Roberto Brivio, che con la sua verve sapeva tramutare ogni prova di un allestimento scenico in un balletto brioso e giocoso, insegnandoci l’autoironia come potente antidoto al rischio latente del narcisismo e dell’autocompiacimento dell’attore.
Al tempo stesso Roberto affrontava il lavoro teatrale con una grandissima serietà, che si aspettava anche da parte di tutti noi. La passione era infatti per lui un ingrediente fondamentale, senza cui non si potevano ottenere risultati, senza la quale non aveva senso essere su un palcoscenico e rivolgersi al pubblico, e anche questo me lo fa sentire vicino, avendo io sempre considerato l’atto di andare in scena come un rituale sacro.
Per Roberto era importante percepire la passione come ingrediente del nostro agire artistico, e ricordo con molta dolcezza e sano orgoglio come in alcune occasioni abbia portato a esempio la passione che motivava il mio lavoro; ricordo che un giorno Roberto mi ha additata come esempio ad un compagno un po’ distratto, dicendo: “La Gulizia sì che ha passione!”.
In quegli anni Roberto Brivio ha saputo reinterpretare i grandi classici del teatro e della letteratura (da Pirandello a Shakespeare, a Mary Shelley, e altri ancora), dando loro un’impronta caratteristica, che nasceva dalla sua sapiente esperienza come raffinato cabarettista, ma soprattutto da una vena arguta che esprimeva anche al di fuori della scena. Nelle trasposizioni sceniche di Roberto Brivio, il teatro classico ha incontrato la performance spiazzando il pubblico volutamente, e spesso anche con alcuni “fuori scena” inaspettati che sembravano essere parte integrante dello spettacolo, e che rappresentano alcuni dei ricordi più divertenti di una meravigliosa, formativa esperienza scenica.
Nella memoria del cuore trovo molti ricordi di Roberto, di ciò che mi ha insegnato, anche indirettamente attraverso il suo esempio, e dei momenti passati insieme. Sono stati anni indimenticabili, irripetibili, e me ne rendo conto soprattutto adesso, perché a distanza di tempo sento che le emozioni legate a quegli anni sono ancora vivide, e mi trasmettono un insegnamento che va al di là dell’arte teatrale.
Ciò che resta è un patrimonio di umanità dal quale traggo spunto, come artista e come essere umano, con la ferma volontà di esserne testimonianza vivente attraverso tutto ciò che offrirò lungo il percorso della mia esistenza, come artista e come persona.
Grazie, Roberto. Sempre.

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Radio Ali Blu ha dedicato un omaggio a Roberto Brivio, al quale ho contribuito con la mia testimonianza. Potete ascoltare qui.
