Lo Psicoteatro di Cristobal Jodorowsky è tornato, per traghettare sempre più sopra le righe delle convenzioni che incatenano l’Essenza dell’Essere Umano.
Il tema affrontato è ancora una volta molto delicato, e per questo, di fondamentale importanza: si parla di patriarcato, o meglio, come recita il titolo dello spettacolo, della fine del patriarcato.

Lo spettacolo, in tour in alcune città italiane (Bologna, Torino, La Spezia, a Milano il prossimo 3 novembre al teatro Pime), è stato ancora una volta ospitato a Bologna dal Teatro Dehon, dove anch’io ho avuto il piacere di fare parte del pubblico, come l’anno scorso.
Il patriarcato è soprattutto un nodo psicologico che sorge con il neolitico; come lo stesso Cristòbal afferma, “comprime” l’umanità, la ingabbia in schemi che impediscono di crescere e fiorire emotivamente.
Se, come è naturale, all’alba dell’umanità era la Grande Madre, e con lei il principio del femminile, a essere riconosciuta come suprema generatrice dell’Universo e della vita tutta, con il passaggio dalla preistoria alla storia avviene un’involuzione, nel segno del predominio maschile sul femminile.

Con la consueta verve di sciamano urbano che gli è propria, Cristòbal Jodorowsky riempie lo spazio del palcoscenico di voce, corpo, e tanta Anima, dalla quale scaturiscono parole che, nella con-divisione, seminano spunti da lasciare germogliare.
Il patriarcato ha reso l’uomo interiormente zoppicante, e le prove di forza delle quali si deve “fare bello”, per rispondere alle aspettative di una società che è la prima ad aver bisogno di guarire, sono la sua condanna a un inverno emozionale che può diventare perenne, se non viene sciolto.
Il patriarcato è una forma di condizionamento psicologico che la società, e il microcosmo che è la famiglia, impongono al bambino fin dall’infanzia, preparandogli uno scenario di infelicità. Ma nulla è davvero immutabile, quando si riesce a fare proprio il grande strumento della consapevolezza, e a trasformare in ornamenti di luce le cicatrici dell’infanzia e del passato.
Come sempre, Cristòbal Jodorowsky mette non solo “la faccia”, ma tutto se stesso, e la storia del proprio percorso umano, nella comunione che avviene con una numerosa platea di persone che lo seguono da tempo, a cui si aggiungono sempre nuovi curiosi.

Nel corso della serata non è mancato un rituale collettivo di purificazione dalle proprie credenze limitanti. Un altro rituale ha poi coinvolto sul palcoscenico un gruppo di donne e uomini del pubblico, in un intenso, lungo momento rituale, nel corso del quale è avvenuta una connessione profonda fra gli archetipi femminile e maschile, nelle vesti dei propri antenati: fino ad arrivare a un reciproco, liberatorio perdono. La condizione essenziale per porre fine al patriarcato.

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L’organizzazione del tour di Psicoteatro di Cristòbal Jodorowsky è a cura di Associazione Lailanto (in collaborazione con Do It Human per la data del 3 novembre 2017 al Teatro Pime di Milano)

È sempre un piacere imparare qualcosa di nuovo su di un’opera teatrale (ne sono appassionato), in più se dietro c’è un messaggio da diffondere. Grazie per il suggerimento! – P.
Non si tratta esattamente di un’opera teatrale in senso stretto….lo Psicoteatro jodorowskiano è un’esperienza da vivere, è difficile descriverla a parole, anche se ci ho provato! Nell’articolo trovi anche il link all’articolo precedente. 😉
Sicuramente è un’esperienza da provare a pelle , sarei curiosa di assistere a uno del genere.