Modou Gueye, senegalese di origine, è attore, musicista, organizzatore di eventi interculturali. Modou è arrivato in Italia negli anni ’90, e poco a poco si è creato una vita su misura della sua inesauribile vivacità umana e culturale. Dal 1998 è presidente dell’associazione italo-senegalese Sunugal (in lingua wolof, “la nostra barca”), con sede a Thiès in Senegal e a Milano in Italia, attiva nel campo dell’educazione allo sviluppo, dell’intercultura e della cooperazione.

Conosco Modou da molti anni, e ricordo di aver preso contatto con lui dopo averlo ascoltato con molto interesse durante un incontro nel chiostro del Piccolo Teatro di Milano. Ho sempre nutrito una profonda stima per Modou, come essere umano di rara intelligenza, e artista sempre vivo e aperto al mondo.

Ho intervistato Modou nella sede del Centro Internazionale di Quartiere di Milano (ex Cascina Casottello : le foto sono state scattate nel 2019), dall’anno scorso affidata attraverso un bando comunale alla gestione congiunta di Sunugal e della Cooperativa Sociale Fate Artigiane. Attualmente questo bellissimo progetto di casa delle culture ospita eventi, concerti, spettacoli, incontri e proiezioni tutti caratterizzati dall’intreccio di diverse culture.

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Cosa è per te “Casa”?

Per me casa è per me un luogo dove stare bene, dove puoi stare bene con gli altri, dove puoi condividere con gli altri, e dove senti di appartenere, o un luogo che senti che ti riconosce.

In cosa riconosci le radici, e quali sono le tue radici?

Le mie radici …è difficile dirlo, perché le radici si spostano, crescono, e girano.

Quindi posso dire da dove è partito l’albero: le radici le sento al mio villaggio natale dove sono nato. Poi da lì le radici hanno iniziato a crescere e a svilupparsi, partendo dal villaggio, a Dakar, e poi infine sento che le mie radici da Milano, di nuovo, dall’Italia stanno crescendo sempre verso il resto del mondo. Perché le mie radici sono anche contaminate, dall’italofonia, dagli italiani, da tutte le comunità che vivono in Italia e in particolare che vivono a Milano, partendo da tutte le comunità, da tutti i gruppi che conosco e riconosco, con cui condivido, e che in qualche modo continuano a contaminare le mie radici, e continuano a far crescere le mie radici.

Quanto conta la cultura come strumento di interconnessione fra persone che hanno origini culturali e geografiche diverse?

E’ fondamentale. Io penso che la cultura è uno strumento importante, utile, che aiuta davvero l’interazione, l’integrazione, il dialogo. Perché attraverso la cultura noi scopriamo le altre persone, quindi la cultura nel senso vasto, largo… perché oggi quando parlo dello Sri Lanka, dove i primi anni quando sono arrivato in Italia feci un corso di panificatore, per dirne una, mi ricordo che uno dei dirigenti era dello Sri Lanka: non sapevo niente dello Sri Lanka e degli srilankesi. Attraverso la cultura gli srilankesi sono stati qui in cascina, e parlando con loro, vedendo cosa cucinano, cosa fanno, e conoscendoli culturalmente, ho iniziato a scoprire il loro modo di stare, il loro modo di essere, la loro cultura. Approfondire chi sono loro, e così molte altre nazionalità che io incontro: la cultura è quello che mi ha permesso sempre di conoscerli meglio, quindi penso che è molto importante e utile la cultura.

Cosa ti fa sentire a casa nel luogo dove vivi? E nel tuo luogo di origine?

Quando sono a Milano mi fa sentire a casa penso i milanesi, penso chi abita a Milano, tutto quello che c’è intorno a Milano: luoghi abituali, posti in cui mi ritrovo, gente con cui sto bene. Quindi per esempio, quando vado fuori Milano, dopo dieci giorni mi manca Milano, e quando vado in Senegal mi manca Milano, mi mancano i miei luoghi, i punti di riferimento, e via dicendo.

Quando sono in Senegal cosa mi fa sentire a casa? Quello che mi fa sentire a casa di più in Senegal è la gente, perché c’è un altro modo di vita, un altro modo di confrontarsi, un altro modo di parlare, un altro modo di dialogare, un altro modo di pensare, che comunque quando mi immergo dentro queste vite mi ricorda, e mi ritrovo a casa.

Qual’è il luogo che ami di più qui a Milano?

Ussignur! Il luogo che amo di più a Milano….è difficile dire. Milano….io amo tutta Milano, ehehehe….quindi un luogo particolare…..dunque, un luogo che ho amato di più fino a ieri era la Fabbrica del Vapore, dove sono cresciuto culturalmente, dove ho conosciuto davvero altre culture, diverse persone, diverse realtà. Oggi il luogo che amo di più a Milano è Cascina Casottello, perché è dove mi sento a casa, dove sento che è una casa aperta, e un centro internazionale veramente di quartiere, un luogo in cui mi ritrovo.

Il tuo progetto di vita rappresenta per te “Casa”?

Il mio progetto di vita ….rappresenta casa? No, nel senso che per me la casa è un luogo intimo anche, è troppo ristretto. Quindi il mio progetto di vita non può essere la casa a rappresentarlo, perché è troppo piccola. Il mio progetto di vita può essere Italia-Senegal: parliamo di due paesi, di due pesi, di due misure diverse. Però per me è questo il mio progetto di vita, dove mi sento a casa, dove ho voglia di immergermi, ho voglia di confrontarmi, ho voglia di girare, di dialogare, di costruire, e via dicendo.

Come e perché hai scelto Milano come meta geografica dove viaggiare dal Senegal?

Mah, Milano in realtà non l’ho scelta, perché non conoscevo Milano. E’ stato un caso, nel senso che molti dei miei cugini e parenti vivevano in Lombardia, tra Milano, Brescia e Bergamo, alla fine negli anni ’90 quando sono arrivato non era facile trovare un posto letto, vivevamo in quindici o in venti in un appartamentino. Per un po’ di giorni ho dormito a Bergamo, tra Bergamo e Milano, a Zingonia, e poi da lì si è liberata una stanza, un letto…un materasso più che un letto, in via Meucci 11. E da lì ho iniziato a vivere a Milano, ho iniziato a vendere in giro fra Vimercate, Concorezzo, Cernusco sul Naviglio….e così via. E da lì poi ho fatto un corso di panificatore, e da lì poi è nata la mia passione per il teatro, e via dicendo. Quindi è capitato, e poi mi è piaciuto molto Milano, quindi alla fine sono rimasto, e non lo cambierei mai. Poi andrei a Napoli, andrei a Catania, andrei a Torino, andrei a Roma….però vorrei sempre la mia base che fosse milanese.

Quando hai sentito che Milano era diventata per te “casa”?

Difficile dire il momento esatto. Diciamo …nei primi anni, come tanti migranti, pensano sempre alla propria casa, al proprio paese, al proprio villaggio. Poi piano piano ti abitui, ti rendi conto che anche qui stai bene, anche qui davvero sei a casa. Quindi è stato un processo abbastanza lento, e piano piano mi sono trovato a dire: “Io non vivrei più senza Milano”.

I tuoi amici sono più persone di Milano, italiani, senegalesi, o persone di altre nazionalità che vivono qui?

Io direi che i miei amici sono gente del mondo, perché oggi alzo il telefono, chiamo il mio amico Gabriel argentino, piuttosto che il mio amico Hassan marocchino, piuttosto che il mio amico paraguayano o uruguayano Milton Fernandez, che continuo a confondermi fra Uruguay e Paraguay, per dirne uno….oppure i miei amici Alexandro Di Vito per dirne uno, che è milanese milanese, o Giorgio Galli, o Elvio che vive all’Isola, per dirne una, o chiamo Lindsey, un’amica inglese, italo-inglese, anche se è più inglese che italiana, perché è rimasta molto con la sua nazionalità inglese, nonostante che vive in Italia da molto tempo, o Mauro Boggia, piuttosto che Mary, o Maddalena – Nena chiamata così, o mi viene da chiamare la mia amica Nina a Cagliari. O chiamo il mio amico Abdou, che molti pensano che siamo fratelli, che ci siamo conosciuti qui in Italia, o chiamo sua moglie Cathy, per dirne una….e quindi i miei amici è il mondo.

Grazie Modou, se vuoi aggiungere qualcosa, sei il benvenuto!

Io penso che quando parliamo del tema di casa, di radici, tutto il mondo è paese. Quindi uno dove si sente bene, quella è casa sua. Difatti una cosa che vorrei aggiungere, mi hai fatto venire in mente che non sono italiano, quando mi hai detto se i tuoi amici sono africani, o senegalesi, o italiani….altrimenti in tutto il discorso che abbiamo fatto non avrei mai pensato quale era la mia nazionalità, quale era il mio colore, e quale è la mia appartenenza. Perché io mi sento un uomo di mondo.

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Radici di Casa è un progetto di fotografia e racconti ricevuti in dono: da parte di italiani che vivono all’estero e di stranieri che vivono in Italia.

Questo progetto nasce dall’esigenza di una ricerca sul concetto di radici – in senso interiore e culturale – e al tempo stesso come un modo per diffondere la bellezza della diversità, racchiusa nelle molteplici culture del mondo.

Le persone che incontro mi accolgono nello spazio intimo della loro casa, oppure nel luogo dove svolgono l’attività attraverso la quale parte della loro esistenza scorre, nella città e nel paese dove si trovano a vivere i loro giorni.

Mentre mi porgono il racconto di stralci del loro Viaggio, con la macchina fotografica ritraggo i loro lineamenti e quelli del luogo che come un guscio li avvolge, e svolge il loro essere qui, ora.

A loro in cambio io offro ascolto, insieme a un foglio fitto di domande alle quali, dopo aver lasciato sedimentare il silenzio, risponderanno, ognuno con il tempo che gli è proprio.

Le tappe di Radici di Casa sono state finora Berlino, Barcelona, e Milano.

 

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