“En un principio, porqué todo tiene un principio,vamos al principio de otra obra….”

Sancocho de cola, vidas y moridas è un’opera di Enrique Vargas, fondatore e direttore del Teatro de los Sentidos con sede al Teatro del Polvorìn di Barcellona.

L’opera nasce dall’immaginario poetico e visionario di Enrique Vargas, che ha attinto da una tecnica ancestrale appresa durante le sue ricerche antropologiche in America Latina: un semplice pezzo di tela diventa la base di creazione di un mondo, di una dimensione onirica e senza tempo, ma che allo stesso tempo mantiene uno stretto legame con la dimensione del vivere terreno. Enrique ha condiviso inizialmente il suo “Sancocho de cola” (che prende il nome da una ricetta tipica della Colombia, il suo paese di origine) con le comunità indigene e contadine della Colombia, per poi portarlo in Europa, dove risiede e opera stabilmente da decenni.

Il viaggio inizia nell’oscurità e nel silenzio: unica condizione è quella di affidarsi, e lasciarsi avvolgere.

Enrique Vargas fa cantare mani e occhi.
Sancocho de Cola è narrato con parole giocose e immaginifiche; ma è con il movimento espressivo delle mani, che cercano, si incontrano, si accarezzano e volano verso l’infinito della notte che apre la via al nuovo giorno, che Enrique ci introduce alla dimensione onirica di Sancocho.

Da pochi semplici oggetti nascono immagini, paesaggi, suggestioni.

Con la voce e il corpo Enrique abita il piccolo pueblo andino che ospita la sua narrazione, e i “viajeros” intervenuti ad ascoltarlo diventano essi stessi parte della popolazione, sentendo sul proprio corpo ogni sensazione, come se le seggiole sulle quali siedono fossero altrettante piccole case fra le Ande colombiane.

Le ombre spuntano come piante nutrite dalla luce, moltiplicando le immagini interne e le voci.

Quanti altri cuentos sono racchiusi, fra le case di quel villaggio? Quanti in noi attendono di avere voce?

Della vita si parla molto, della morte si sussurra, ogni tanto; ma ascoltando le luci e le ombre possiamo intuire che fra loro non c’è separazione, che il canto allontana la paura e nutre la condivisione che è la festa del buon vivere e quindi del buon morire.

Grazie a Enrique Vargas, per aprire sempre nuovi spiragli di vita, di amore, di Ascolto.

Se vorrete far parte del viaggio sarà sufficiente aprire questa porta.

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