Il Teatro Tascabile di Bergamo ha ospitato nel mese di marzo il programma di “Mettere radici”, progetto di pedagogia teatrale che ha coinvolto Odin Teatret e la Fondazione Barba Varley attraverso un ciclo di seminari, spettacoli e masterclass aperte al pubblico.

Il primo segno creativo, la masterclass con Eugenio Barba e Julia Varley è stata una lezione magistrale di trasposizione dalla parola al corpo; Eugenio Barba trasmette il suo sapere, frutto di una lunghissima esperienza di apprendistato alla fonte delle culture del mondo, e soprattutto di una insaziabile curiosità, con il suo eloquio fluido e colloquiale, mentre Julia Varley traduce attraverso il suo corpo allenato da anni di training e confidenza con la scena: la parola dell’uno si traspone fluidamente al corpo e alla voce dell’altra, arrivando fino a noi, che ascoltiamo con i cinque sensi attivi.

Eugenio Barba e Julia Varley (foto: Gaia Gulizia)

Il primo segno, afferma infatti Barba, deve essere rivolto ai cinque sensi di chi ci sta di fronte, deve essere percettibile. Tutto però, inizia nel mare interiore dell’attore, essere umano che fa ricorso al massimo della sua energia abituale, per portare, attraverso un comportamento extra-quotidiano, la propria presenza a chi gli sta di fronte: l’attore è pescatore di perle che si tuffa nella propria interiorità e pesca perle che devono essere inanellate.

Attraverso le dimostrazioni di lavoro di Julia Varley comprendiamo concretamente come il training serva a “far pensare” il corpo dell’attore, che, proprio come il poeta fa ricorso al linguaggio verbale, usa parole fisiche per comporre il suo poema.

Parola chiave del rapporto fra attore e spettatore è relazione; la relazione è innanzitutto quella dell’attore con se stesso, ed è ciò che permette all’attore di condurre lo spettatore in una dimensione altra rispetto a quella quotidiana: la relazione decide ciò che lo spettatore vede.

L’attore racconta l’ovvio, ma lo fa in modo tale che la percezione cinestetica dello spettatore riceva una serie di stimoli che accendono il suo interesse e la sua attenzione, dando così avvio ad un viaggio interno che ha come veicolo l’immaginazione.

La Fondazione Barba Varley, fondata da Eugenio Barba e Julia Varley, si propone di supportare i “senza nome”, ovvero realtà e singoli soggetti che si trovino in condizioni svantaggiate per “genere, etnia, geografia, età, modo di pensare e agire dentro e fuori del teatro”

L’attività pedagogica di Eugenio Barba e Julia Varley è preziosa non solo per gli artisti e gli studiosi del teatro, ma anche per tutti coloro che si sentono ricercatori del senso essenziale del vivere insieme in modo consapevole, con l’obiettivo ultimo di portare e condividere un valore che vada oltre la contingenza del vivere quotidiano.

Per proseguire le sue attività la Fondazione Barba Varley ha bisogno del sostegno di tutti: è possibile dare il proprio contributo attraverso una donazione libera, o anche facendo condividendo il valore del suo operato.

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