Visitare la Solfatara di Pozzuoli è un’esperienza diversa da qualsiasi altra.
Sono arrivata a Pozzuoli via mare, partendo dall’isola di Procida.
La Solfatara è uno dei 40 antichi vulcani dell’area vulcanica dei Campi Flegrei, il cui nome ha per l’appunto origine dal greco flègo (“brucio”).
Il corpo della Solfatara sembra quello di una matrona: i rilievi collinari sono le sue curve abbondanti, i gas che affiorano soffiati dal magma sotterraneo, la sua chioma scarmigliata.
Il Vulcano ha una forte valenza esoterica: si dice che l’Alchimia sia il tentativo di riprodurre le reazioni vulcaniche in laboratorio, e l’etimologia di vulcano ha il significato di “mago del fuoco”.
Un vulcano, anche quando non attivo, non è mai del tutto spento: questo rende ancora più forte il suo fascino, che spande attorno a sé un leggero profumo di inquietudine.
Il vulcano della Solfatara di Pozzuoli è ritenuto uno dei più interessanti dei Campi Flegrei; la sua visita era inclusa fra le tappe del Grand Tour in Italia già dal XVIII secolo.
La Solfatara di Pozzuoli era del resto già conosciuta in epoca imperiale: frequentata fin dall’antichità per il potere terapeutico delle sue acque e dei vapori, viene aperta ai visitatori nel 1900. Fu il chimico Sebastiano De Luca a studiare le sue acque dal sapore simile a quello del limone, e a scoprire quali preziosi minerali contenesse.
Il paesaggio della Solfatara alterna la visione lunare del suo cratere vulcanico, a una passeggiata immersi nei profumi della macchia mediterranea.
Attori protagonisti della visita all’antico cratere vulcanico sono le fumarole (piccole fessure nel suolo vulcanico, che emanano gas vulcanici e vapori), la fangaia (una miscela di materiale argilloso, acqua piovana e vapore acqueo condensato, che, grazie alle temperature elevate, viene portata ad ebollizione), la Bocca grande (la fumarola principale), il Pozzo (dal quale si estraeva una sostanza curativa dal nome di allume, dall’acqua che veniva attinta dalla falda sotterranea), le Stufe (due grotte scavate sul fianco della montagna, che fungevano da “camera sudatoria”, per curare le malattie reumatiche, della pelle, e delle vie respiratorie).
L’area della Bocca grande, in particolare, offre uno spettacolo surreale: nel suo trattato “Strabonis geographica”, il geografo greco Strabone (66 a.C. – 24 d.C.) le aveva dato il nome di Forum Vulcani, ovvero “Dimora del Dio Vulcano”, estendendolo a tutta la Solfatara. La particolarità di questa porzione della Solfatara è il colore giallo fuoco delle rocce, dato dai sali racchiusi dal vapore che viene qui sprigionato.
Molto importante è esplorare la Solfatara con l’attenzione e il rispetto che sono dovuti a un elemento della natura, integrati dalla prudenza che un essere così potente come un vulcano richiede. Il suggerimento sarebbe quello di passeggiare in silenzio lungo il suo corpo, permettendosi di godere di un’esperienza sensoriale che coinvolge olfatto, udito, vista.
All’entrata, un piccolo bar con annesso spaccio di prodotti campani offre la possibilità di una sosta per un caffè, prima di iniziare la visita della Solfatara, o all’uscita, per poi tornare nelle rumorose strade di Pozzuoli.
Oltre la Solfatara: il Macellum – tempio di Serapide a Pozzuoli
Prima di ripartire sono passata a trovare il tempio di Serapide, ribattezzato con il nome del dio egizio Serapis, del quale fu rinvenuta una statua in questo sito, che in realtà era il macellum, ovvero il mercato pubblico.
Qui, sullo sfondo delle rovine archeologiche, rese indifferenti dallo scorrere dei secoli, si svolgeva il servizio fotografico di un matrimonio.
Ma è stata soprattutto l’immagine dei pittoreschi invitati, che sostavano stanchi e accaldati sulle panchine, chiacchierando e cullando un neonato, a regalarmi uno di quei contrasti che restano impressi nelle memorie di viaggio.
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Il sito del Vulcano Solfatara, con cenni di storia e informazioni utili per la visita.
































Ho visitato questo luogo anni fa con la mia famiglia e ho ancora dei ricordi indelebili; mi ricorda mio padre che ci portava in giro per l’Italia per farcela conoscere ed amare. Grazie, le tue foto hanno riacceso la memoria 🙂
Grazie Alessandra, del tuo commento. Che gioia, riuscire a riportarti alla fragranza di un ricordo così tenero…:)
Mai stata alle solfatara di Pozzuoli , mi piacerebbe molto visitarle.
Owl blog, ne vale davvero la pena! 🙂
Molto interessante. Non ho mai visitato una solfatara e non ne conoscevo la sua storia. Affascinante soprattutto il fatto che fosse gia oggetto di “turismo” nel 18′ secolo. Bel post!
Alessia, sì: sia il luogo che la sua antica storia racchiudono un fascino particolare….:)
il paesaggio sembra così assurdo, lunare da un lato, verdeggiante appena si cambia prospettiva! I ritratti dei passanti rendono un luogo “viaggio” e non semplice geografia.
Che bella riflessione, Sabrina! Condivido in pieno. 🙂
Che bello parli di questo vulcano come fosse un antico dio da rispettare! Non ne ho mai visitato uno, e camminare in silenzio come hai scritto tu lungo il suo corpo è davvero un’immagine poetica <3 Se a questo poi aggiungi l'isola di Procida, può essere davvero un viaggio da sogno! Grazie per tutte le dritte 🙂
Claudia, grazie! 🙂 Sono davvero contenta che il modo in cui ho descritto il Vulcano Solfatara abbia risuonato in te….
A proposito di Procida: troverai presto una lunga narrazione della mia esperienza di viaggio in quest’isola davvero speciale….l’Isola di Arturo! 🙂