Dopo una lunga assenza Eugenio Barba torna a Milano con alcuni degli storici attori di Odin Teatret; sarà un evento eccezionale, e l’occasione per festeggiare i 60 anni di attività di uno dei gruppi teatrali più longevi della storia del teatro mondiale, che ha fatto letteralmente la storia della ricerca teatrale.

Nel corso di un’intervista con Eugenio Barba nell’autunno di due anni fa avevo chiesto al grande Maestro di Teatro e Umanità il motivo della lunga assenza di Odin Teatret dalla città di Milano, e sentendo nella sua risposta il desiderio di accogliere un invito a tornare, mi sono attivata per realizzare quello che era sicuramente un sogno per molti: Teatro Menotti è stata la sede prescelta, ed ecco che in questa sede fra pochi giorni potremo prendere parte ad un programma ricco ed intenso nel corso del quale assistere a spettacoli, dimostrazioni di lavoro, proiezioni e masterclass.

Sarà un’occasione unica, di grande arricchimento e nutrimento.

Pubblico qui di seguito il comunicato stampa ufficiale e tutte le indicazioni per iscriversi agli incontri.

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60 ANNI DI
ODIN TEATRET

12-17 marzo

Il Teatro Menotti ospiterà in residenza la straordinaria Compagnia di Holstebro, guidata dal
visionario maestro Eugenio Barba. Per sei giorni il teatro sarà occupato da workshop, masterclass,
lezioni, film e spettacoli teatrali che coinvolgeranno il pubblico dal mattino alla sera in esperienze
irripetibili. Tutti gli incontri saranno strutturati in modo interattivo, permettendo ai partecipanti di
immergersi nell’universo teatrale dell’Odin Teatret attraverso discussioni, dimostrazioni pratiche e
sessioni di domande e risposte, un approccio partecipativo necessario a favorire un
coinvolgimento diretto con gli artisti.

Il ritorno a Milano dell’Odin Teatret per celebrare i primi 60 anni di vita di una compagnia che ha
rivoluzionato la scena internazionale riscrivendone la storia e abolendo i confini del consueto. Un
pensiero teatrale che è anche quello del suo grande maestro Eugenio Barba, a cui tutti coloro che
si dedicano al teatro del tempo presente sono debitori.

Emilio Russo

I 60 ANNI DELL’ODIN TEATRET: LA PARTE SOMMERSA DELL’ICEBERG
Un anniversario di diamante costringe a guardare indietro e a interrogare i miei 65 anni nel teatro,
cinque di preparazione e apprendistato a Oslo, Varsavia, Opole e Cheruthuruthy, e sessanta a
Holstebro, una cittadina di provincia danese, con un nucleo di attori di varie nazionalità che si
ostinano a unire i loro destini al mio in nome di una cultura di teatro di gruppo. Oggi distinguo
chiaramente le quattro domande che mi hanno accompagnato come forze e guide al timone
dell’Odin Teatret.

COME apprendere ad apprendere, come stimolare le diverse personalità degli attori,
fondere le loro motivazioni segrete in un saper fare che dà vita alla realtà intensificata della
finzione scenica.
DOVE radicare il mio operato, io che dall’Italia del Sud ero emigrato in Norvegia e ho
incontrato il teatro dopo sette anni come saldatore, scaricatore di porto, marinaio e venditore
ambulante di libri. Lì dove sei, lì è il centro.
PER CHI avevo scelto questo mestiere che consiste nel tessere relazioni. Non per un pubblico
anonimo che compra un biglietto. Ma per uno spettatore a cui volevo bene, assente e lontano. Era
a Jerzy Grotowski che ogni sera, per anni e anni, ho rivolto lo spettacolo dell’Odin Teatret tra pochi
spettatori. Poi li rivolsi al popolo segreto dell’Odin.
PERCHÈ scelsi di fare teatro. Per difendermi dal razzismo che a quel tempo, subito dopo la
Seconda guerra mondiale, colpiva in Europa gli italiani complici del nazismo. Il teatro fu un modo
per nascondere la mia identità etnica e grazie a un mestiere conquistare il prestigio della
differenza.
L’Odin Teatret appartiene alla tradizione dell’impossibile dei riformatori del teatro del
Novecento: diversi tra di loro, ma con l’idea costante di negare la funzione del teatro infondendo
altri valori che trascendono la dimensione ricreativa ed estetica.

Eugenio Barba

MARTEDÌ 12 MARZO
ore 19.00

Presentazione film “L’arte dell’impossibile” di Elsa Kvamme
Eugenio Barba and Odin Teatret’s Long Journey / L’Arte dell’Impossibile
Il lungo viaggio di Eugenio Barba e dell’Odin Teatret.
Un roadmovie con Eugenio Barba: ritorno alle origini dell’Odin Teatret

Un film di Elsa Kvamme
Sceneggiatura di Elsa Kvamme

Direttori della fotografia Tore Vollan, Nils-Petter Lotherington
Editato da Claire Coriat e Erik Thorvald Aster
Musica di Henning Sommerro
Prodotto da Alert Film
durata 66 minuti
sottotitoli in italiano

Nel 1964 l’immigrato italiano Eugenio Barba fondò l’Odin Teatret in un rifugio antiaereo a Oslo.
Oggi l’Odin è una delle compagnie di teatro più famose a livello internazionale ed Eugenio Barba è
considerato come uno dei più grandi innovatori del teatro moderno. Il loro palcoscenico è il

mondo intero e hanno reso la piccola città danese di Holstebro famosa come la città della cultura.
Ma da cosa è spinto Barba? Perché pensa ancora che la cultura sia qualcosa di importante per cui
lottare? E qual è il significato di fare teatro nei tempi del capitalismo, dell’apatia, del terrore?
Come ha ispirato un gruppo di attori a essere creativo per così tanto tempo? E come sarà per lui
tornare in Norvegia dove tutto è cominciato?
Elsa Kvamme è stata un’attrice dell’Odin Teatret dal 1973 al 1975. Ha partecipato alle attività che
l’Odin ha realizzato a Carpignano Salentino nel 1974 e ha preso parte nella performance Il libro
delle danze. Negli anni successivi ha fondato a Oslo la Saltkompagniet, che ha diretto per sei anni,
per poi trasferirsi a New York a frequentare una scuola di cinema. Si è fatta conoscere anche come
artista di cabaret e cantautrice. Oggi è una regista cinematografica, ha realizzato il
lungometraggio Fia! e i documentari A Streetcar to Auschwitz e The Doctors’ War.
Ingresso libero, prenotazione obbligatoria: https://www.teatromenotti.org/event/presentazione-
del-filmlarte-dellimpossibile/

MERCOLEDÌ 13 MARZO
Ore 10.00

Masterclass con Tage Larsen

Tage Larsen, allontanandosi dagli elementi conosciuti dei suoi lavori, propone situazioni in cui i
partecipanti potranno creare gesti e azioni individuali e collettive. Fondamentale la capacità di
cambiare ritmo, intensità, forme e colori delle azioni, di saper ricevere gli impulsi degli altri e di
ripeterne i gesti. 
Tage Larsen è attore e regista dell’ensemble dell’Odin Teatret di Holstebro in Danimarca. Ha
partecipato a tournee che lo hanno portato a recitare in tutto il mondo.
Ingresso libero, prenotazione obbligatoria: https://www.teatromenotti.org/event/masterclass/

Ore 20.00
AVE MARIA

La Morte si sente sola. Cerimonia per l’attrice María Cánepa

ODIN TEATRET
Con Julia Varley
Testo e regia Eugenio Barba
Assistente alla regia Pierangelo Pompa

Montaggio sonoro Jan Ferslev

Trecento scalini in pochi istanti.
Pelle di pietra sopra la mia testa.
I morti e le mosche trasparenti
che sono? Ed io che conto?
Forse la morte non porta via tutto

Questi versi del poeta italiano Antonio Verri riassumono lo spettacolo. L’attrice inglese Julia
Varley evoca l’incontro e l’amicizia con l’attrice cilena María Cánepa. È la Morte a celebrare la
fantasia creativa e la dedizione di María che seppe lasciare una traccia dopo la sua partenza.

LE ORIGINI DI AVE MARIA
Quando Julia Varley ha espresso il desiderio di fare uno spettacolo su María Cánepa mi ha trovato
subito d’accordo. Avevo conosciuto María e suo marito Juan Cuevas nel 1988 durante la prima
visita dell’Odin Teatret in Cile, e da questo incontro era nata un’amicizia profonda. Questo legame
affettivo si nutriva anche delle comuni radici italiane, dell’esperienza dell’essere ambedue
emigranti e della consapevolezza che il teatro era la nostra vera patria.
Confesso che avevo anche una domanda professionale, una curiosità che apparteneva al mestiere.
Era una sfida, e consisteva nel voler evocare María attraverso uno spettacolo che fosse una
cerimonia che esprimesse l’emotività della sua vita professionale e al tempo stesso il mistero
dellamorte. Ho scelto Mr Peanut, il cui viso è una testa di morto, un personaggio già presente in
altri spettacoli di Julia Varley. Volevo che questo personaggio si rinnovasse e incarnasse il mistero
della trasformazione della vita in morte, mentre la voce di María risuonava nello spazio come il
canto di un torrente tra mille farfalle.
Alla fin fine volevo aiutare la mia attrice a dichiarare il suo affetto a un’altra attrice riportandola in
vita attraverso il teatro. Personalmente, io volevo pagare il mio debito di gratitudine verso María e
suo marito Juan.

Eugenio Barba

María Cánepa – Biografia
La nota attrice cilena María Cánepa muore il 27 ottobre 2006 a Santiago affetta da Alzheimer. Nata il 1°
novembre 1921 nel Nord Italia, a quattro anni segue i suoi genitori che emigrano in Cile. A scuola ha modo
di mostrare il suo talento recitando e cantando. Affronta i suoi primi ruoli d’attrice al Teatro Experimental
dell’Università del Cile e vi recita in più di 50 spettacoli, spesso come protagonista. Lavora allo stesso tempo
come assistente sociale, fino a quando il suo primo marito, il regista Pedro Orthous, non la convince: “Ci

sono molte buone assistenti sociali, ma poche buone attrici.” Desidera dei figli, ma non ne può avere, anche
se per sei anni si sottopone a vari trattamenti. Nel 1971 María e suo marito Pedro fondano il Teatro del
Nuevo Extremo che si presenta ai lavoratori delle poblaciones della periferia di Santiago. L’arrivo della
dittatura militare nel 1973 li costringe a smettere. Alla morte del marito nel 1974, María è ingaggiata dalla
compagnia teatrale dell’Università Cattolica. Tre anni dopo incontra Juan Cuevas, un attore di 30 anni più
giovane di lei. Juan diventa il suo nuovo compagno. La madre di María, più che ottantenne, appoggia la
coppia mentre molti amici, scandalizzati, voltano loro le spalle. Nel 1982 fonda il Teatro Q con Juan Cuevas,
Héctor Noguera e José Pineda, e nel 1992 un centro culturale che porta il suo nome e prepara giovani dei
quartieri poveri come animatori culturali. Riceve il Premio Nacional de las Artes nel 1999. A 78 anni, dopo
vent’anni di convivenza, accetta di sposare Juan Cuevas che aveva chiesto più volte la sua mano. Adora
cucinare e nel 2003 apre un ristorante italiano, La Cánepa. Il suo personaggio preferito era Laurencia in
Fuenteovejuna, uno spettacolo del Teatro Municipal con più di cento attori. Era invece critica della sua Lady
Macbeth, perché non le sembrava abbastanza appassionata. Pensava che il teatro dei giovani scarseggiasse
di emozione, e che il distanziamento di Brecht corrispondeva a una frustata emotiva. L’ultimo coup de
théâtre di María Cánepa avviene d’intesa con l’Oceano Pacifico. Durante il suo funerale, mentre suo marito
e gli amici spargono le sue ceneri nel mare, un’onda si solleva e inzuppa tutti i presenti.

Julia Varley
L’illusione Il mio viso non si vede mai durante lo spettacolo Ave Maria. In buona parte dello spettacolo sono
nascosta sotto la maschera di Mr Peanut, un teschio, e durante il resto sono coperta da un velo e un grande
cappello nero. Rappresento la Morte. Non si deve vedere la mia pelle viva, mi spiega il regista. Gli spettatori
non incontrano mai il mio sguardo e mi capita spesso di chiudere gli occhi, concentrandomi nello sforzo di
orientarmi senza vedere. È uno spettacolo che mi sfinisce, eppure è animato da una necessità vitale. Che
cosa resta di un’attrice quando non c’è più? La sua impronta nella storia dura solo il tempo dei suoi
spettacoli? Come posso lottare contro l’oblio e mantenere in vita persone che hanno significato qualcosa
per me, come per esempio María Cánepa? Nello spettacolo a un certo punto dico: “Può darsi che la figlia
morta di quella donna sconosciuta abbia ritrovato una nuova vita. Io non lo so. Chi potrebbe saperlo? Forse
è solo un’illusione!” Ogni volta che presento lo spettacolo ho l’illusione di trovare una risposta a queste mie
domande.

María Cánepa
Conobbi María Cánepa durante una tournée dell’Odin Teatret in Cile nel 1988, al tempo della dittatura del
generale Augusto Pinochet. Alcuni attori cileni ci avevano invitato approfittando di una nostra permanenza
in Perù. Organizzarono il nostro spettacolo Talabot in una chiesa e ci ospitarono nelle loro case. Io abitavo
al centro di Santiago, nell’appartamento di María e del suo giovane marito, il regista Juan Cuevas. Mangiavo
con loro ogni giorno prima di andare al lavoro. Si prendevano cura di me. María era un’attrice del Teatro
Nazionale Cileno, abituata a creare i suoi personaggi a partire da un testo. Era cattolica, ordinata, esile,
delicata, emotiva, bionda, attrice dalla testa ai piedi: molto diversa da me. In Cile, fra il 1973 e il 1989, il
teatro era un precario isolotto di libertà. La censura del regime non chiuse tutte le sale teatrali per evitare
una reazione internazionale: in fondo uno spettacolo coinvolgeva poche persone. Il teatro non aveva la
forza di combattere frontalmente la repressione, ma era in grado di garantire una cultura parallela come
spazio di incontro, memoria e dialogo. María partecipava attivamente a queste attività, aprendo scuole,
insegnando, fondando gruppi, dando spettacoli. Era già anziana quando la conobbi eppure tutto di lei mi
faceva pensare a una bambina. La rividi molte volte da allora, in Cile e in Danimarca. Nei suoi ultimi anni,
per avere sue notizie, mantenevo una corrispondenza con suo marito Juan.

Link d’acquisto: https://www.vivaticket.com/it/ticket/ave-maria/212307
GIOVEDÌ 14 MARZO
Ore 17. 00

“Testo, azione, relazioni” dimostrazione di lavoro/spettacolo con Tage Larsen e

Julia Varley

Usando una scena dall’Otello di Shakespeare, Tage Larsen e Julia Varley costruiscono un dialogo
fra Otello e Iago di fronte al pubblico presentando un processo basato sulla creazione ed
elaborazione di azioni fisiche e vocali. La capacità di creare partiture fisiche e vocali è il risultato
degli anni di training e spettacoli con l’Odin Teatret. 
Il testo di Shakespeare è in inglese mentre le spiegazioni sono in italiano.  
La passione di Tage per Shakespeare e il bisogno di trovare un ponte fra il vocabolario fisico
dell’Odin Teatret e testo scritto, sono l’impulso per questa dimostrazione di lavoro. I due attori,
attraverso improvvisazione e composizione, sviluppano una partitura dinamica fisica che diventa la
base per il loro incontro. Riducono ed elaborano il materiale fisico in modo che la partitura delle
azioni non interferisca con il senso della scena, ma contribuisca alla lettura, alla poesia e al fluire
del testo.
Ingresso libero, prenotazione obbligatoria: https://www.teatromenotti.org/event/testo-azione-
relazioni/

Ore 20. 00

Presentazione film “Il paese dove gli alberi volano” di Davide Barletti e Jacopo

Quadri

Regia di Davide Barletti, Jacopo Quadri.
Un film con Eugenio Barba. 
durata 77 minuti

UN’OPERA PARTECIPATIVA CHE COMUNICA SENZA RETORICA IL SENSO PROFONDO E LO SPIRITO CHE

ANIMA CHI FA TEATRO

“A Holstebro, cittadina della Danimarca dove ha sede, l’Odin Teatret si prepara a festeggiare i 50
anni di attività. Per l’occasione il suo fondatore ed anima Eugenio Barba ha fatto arrivare da Kenia,
Brasile, India, Bali ed Europa diverse compagnie teatrali formate in maggior parte da giovani.
Non è facile trasferire sullo schermo e trasmettere al pubblico di una sala cinematografica il senso
profondo, lo spirito che anima chi fa teatro. L’operazione si rivela ancora più complessa se si tratta
di cogliere l’essenza di una realtà come l’Odin Teatret che ha fatto della ricerca (quella vera non
quella spacciata come tale da un numero sempre troppo elevato di teatranti) la propria ragione di
vita e della passione nei confronti di quei due misteri che sono l’Amore e la Morte una modalità di
comunicazione. Barletti e Quadri ci sono riusciti senza retorica, comunicando il senso della festa e

non quello della celebrazione. È esattamente questo il significato che vediamo crescere nel corso
del film mentre Eugenio Barba, dotato di una vitalità che si alimenta con l’amore per ciò che
realizza, costruisce quello che definire spettacolo sarebbe riduttivo. Perché non si tratta qui di
assemblare numeri di diversa provenienza ma di far interagire culture espressive e teatrali
estremamente distanti ma di fatto unite dal bisogno di comunicare. C’è una scena che dà il senso
della cura, dell’attenzione e della sensibilità di Barba e di chi collabora con lui. È quella della
organizzazione della disposizione ai tavoli per i pasti: l’obiettivo è quello di ‘far stare bene’ le
persone, di consentire loro di interagire senza che nessuno rimanga o si senta escluso. È quello che
accade nel lavoro delle varie compagnie che vengono portate nelle scuole della cittadina perché
incontrino i giovani danesi e le loro forme di espressione artistica. Così ragazzi kenioti abili
danzatori si accostano per la prima volta alla danza classica e ragazzini di Bali insegnano a suonare
i loro strumenti a percussione a bambini di una classe. Il tutto finisce con il convergere in una
perfomance all’aperto in cui l’apparente caos della prova generale si trasforma in una perfetta
fusione di anime e di corpi che si sono conosciuti e compresi. Sarà allora possibile che gli atletici
ragazzi kenioti indossino il tutù e le danzatrici classiche vestano le loro gonne di paglia in uno
scambio che è la sintesi del percorso di questo modo non di fare ma di essere teatro.”

Giancarlo Zapparoli
Ingresso libero, prenotazione obbligatoria: https://www.teatromenotti.org/event/presentazione-
film-il-paese-dove-gli-alberi-volano/

VENERDÌ 15 MARZO
Ore 17.00

Presentazione film “La conquista della differenza” di Exe Christoffersen

A cura di Erik Exe Christoffersen
Testo e narrazione Eugenio Barba
Montaggio, riprese e grafica Chiara Crupi
Assistente alle riprese Pierangelo Pompa

Ricerca foto e video di repertorio Francesca Romana Rietti e Valentina Tibaldi
Restauro e rimasterizzazione digitale Claudio Coloberti
Produzione Odin Teatret Film, Holstebro, 2013

Il film ripercorre la storia dell’Odin Teatret dal 1964 ad oggi, attraverso immagini che ritraggono
differenti spettacoli, situazioni di training nel corso degli anni. Eugenio Barba riflette inoltre su
cosa il teatro abbia significato per lui e sulla storia dell’Odin Teatret come gruppo di persone che
hanno conquistato la propria differenza.
“La “differenza” menzionata nel titolo allude alla specificità del metodo di lavoro e di vita
dell’Odin: dal baratto culturale con le popolazioni che lo ospitano, alla scelta di esibirsi davanti a
un pubblico limitato numericamente per mantenere una stretta interazione attore-spettatore.”

Simona Lomolino – Stratagemmi
Ingresso libero, prenotazione obbligatoria: https://www.teatromenotti.org/event/presentazione-
film-la-conquista-della-differenza/

Ore 20.00
LA CASA DEL SORDO
CAPRICCIO SU GOYA
ODIN TEATRET

Produzione Masakini Theatre, Nordisk Teaterlaboratorium / Odin Teatret

Testo Else Marie Laukvik, Eugenio Barba
Regia Eugenio Barba
Scenografia Else Marie Laukvik, Rina Skeel
Consulente scenografia Jan de Neergaard
Con Else Marie Laukvik, Rina Skeel, Ulrik Skeel
Assistente alla regia Rina Skeel

Siamo a Bordeaux, nella casa di un sordo, Francisco Goya. È l’ultima notte della sua vita. La sua
amante per più di trent’anni, la vivace Leocadia Zorilla, scatena la sua fantasia e i suoi ricordi.
Francisco José de Goya (1746-1828) è considerato il più importante pittore e incisore spagnolo tra
la fine del 18° e l’inizio del 19° secolo. Nel corso della sua lunga carriera fu un impegnato
commentatore e cronista della sua epoca. Morì in esilio a Bordeaux, in Francia.

Eugenio Barba

UN CAPRICCIO TEATRALE
La casa del sordo – Capriccio su Goya è la trasposizione teatrale del genere artistico del capriccio
applicata alla biografia e all’opera di Francisco Goya. La sua vita si svolse tra gli sconvolgimenti
politici dell’Europa alla fine del 18° secolo, tra Età della Ragione e Romanticismo, Inquisizione e
Rivoluzione Francese, erotismo, esilio e mutilazione fisica dovuta alla sordità totale che colpì Goya
a 46 anni. Il capriccio, come genere artistico, si sviluppò nel XVI secolo in musica, architettura e
pittura. Il compositore tedesco Michael Praetorius (1571-1621) lo definì “una specie di fantasia
improvvisata che passa da un tema all’altro”. J. S. Bach (1685-1750) intitolò Capriccio un pezzo
composto da varie sezioni liberamente accostate per esprimere la nostalgia per il fratello lontano.
Particolarmente apprezzati furono i 24 Capricci di Niccolò Paganini che ispirarono Liszt, e quelli
composti da Beethoven e Mendelssohn. In architettura il capriccio è “una follia agli occhi
dell’osservatore”: un edificio stravagante, progettato più come espressione artistica che per scopi
pratici, spesso deliberatamente costruito per sembrare in rovina. L’edificio non ha altro proposito
che quello di essere un oggetto ornamentale, creato o commissionato per puro piacere. In pittura
il termine viene attribuito a disegni fantasiosi, lontani dai temi predominanti. Artisti come Callot,
Piranesi, Tiepolo, Watteau, Guardi e Goya hanno reso famoso questo modo di ritrarre la realtà.
Nella pittura veneziana del Settecento il capriccio è l‘arte di comporre un paesaggio attraverso la
libera combinazione di elementi architettonici reali e fantastici, di rovine dell’antichità e aspetti
contemporanei. La casa del sordo è un capriccio teatrale su Goya: una varietà di temi che l’arte
dell’attore trasforma in un flusso di decadenza fisica e vitalità creativa, avidità di prestigio,
sperpero di denaro, egoismo, inventiva, passione e frivolezza. Un caleidoscopio di immagini,

situazioni e pensieri che si dibattono nel tentativo di approssimarsi al mistero della Bellezza e della
Vita la cui spietata verità cammina, deridendoli, sui morti.
Link per l’acquisto: https://www.teatromenotti.org/event/la-casa-del-sordo/

SABATO 16 MARZO
Ore 18:00

Incontro con Eugenio Barba Odin Teatret – 60 anni di teatro

Uno straordinario appuntamento con uno dei più grandi maestri internazionali della storia del
teatro del Novecento.
Ingresso libero, prenotazione obbligatoria: https://www.teatromenotti.org/event/odin-teatret-60-
anni-di-teatro/

ORE 20.00
LA CASA DEL SORDO

Link per l’acquisto: https://www.teatromenotti.org/event/la-casa-del-sordo-2/

DOMENICA 17 MARZO
Ore 11.00

Presentazione film “Zona Limite” di Stefano di Buduo

Regia Stefano Di Buduo
Interpreti Eugenio Barba
durata 63 minuti

Eugenio Barba è uno dei pochi grandi vecchi ribelli viventi del teatro mondiale che il XX secolo ha
generato. Nella piccola cittadina danese Holstebro, sua seconda patria, realizza la Festuge, uno
spettacolare progetto teatrale: cento cavalli provenienti da tutta Europa percorrono insieme la
zona di confine della costa danese, irrompono in città, entrando persino nei locali della biblioteca. 

Ore 16.30

LA CASA DEL SORDO

Link per l’acquisto: https://www.teatromenotti.org/event/la-casa-del-sordo-3/

STAGIONE 2023 | 2024

BIGLIETTERIA
PREZZI
• Intero – 32.00 € + 2.00 € prevendita
• Ridotto over 65/under 14 – 16.00 € + 1.50 € prevendita
• Link d’acquisto

TEATRO MENOTTI
Via Ciro Menotti 11, Milano – tel. 0282873611 –  biglietteria@teatromenotti.org

ORARI BIGLIETTERIA
Dal lunedì al sabato dalle ore 14.00 alle ore 18.30, dalle 19.00 alle 20.00 solo nei giorni di
spettacolo
Domenica ore 14.30 | 16.00 solo nei giorni di spettacolo
Con carta di credito su www.teatromenotti.org

ORARI SPETTACOLI
Dal martedì al sabato ore 20
Domenica ore 16.30
Lunedì riposo

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